Scegliere un nuovo inizio
In politica diventiamo le parole che ascoltiamo e le scelte che facciamo. Le nostre abitudini disvelano chi siamo davvero. Nel tempo dell’epidemia, la paura e l’incertezza hanno fatto emergere le vulnerabilità strutturali in cui versa il Paese. Il virus ha aggredito i polmoni sociali e politici di una società ripiegata sul proprio individualismo, provata dall’erosione della classe media, dell’aumento dei poveri e dalla crescita di pochi ricchi. Il recente Rapporto Censis attesta che solamente il 3% degli italiani possiede il 34% della ricchezza del Paese. La storia ci insegna che, quando la percentuale dei vulnerabili è troppo alta e la ricchezza rimane nelle mani di pochi, le rivolte sociali sono dietro l’angolo. Lo indicano due dati recenti: il 56% degli italiani vorrebbe mandare in carcere chi non rispetta le regole della quarantena, mentre il 44% auspica di ripristinare la pena di morte. In questo momento più che mai l’immagine evangelica del grano e della zizzania ha una forza evocativa struggente. Nel campo della vita, bene e male crescono insieme e la zizzania può essere arginata solo se il grano cresce più rigoglioso. Come, allora, rappresentare il dolore e l’angoscia di chi piange senza farsi vedere? In quale modo è possibile dar vita a un nuovo inizio? Continua la lettura dell’editoriale di di Francesco Occhetta sul sito Comunità di Connessioni





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